c Sarkozy: impegni su ambiente priorità di bilancio, soprattutto perché c´è la crisi - 24/10/2008 (Rassegna Stampa - Ass. Progetto Gaia)
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[Data: 24/10/2008]
[Categorie: Ecologia ]
[Fonte: Greenreport]
[Autore: Lucia Venturi]
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Sarkozy: impegni su ambiente priorità di bilancio, soprattutto perché c´è la crisi

Nicolas Sarkozy attua il colpo di Stato. Questo il titolo di Liberation, il quotidiano di sinistra francese, per annunciare l’ultima misura prevista dal presidente per dare fiato all’industria nazionale nella fase recessiva innescata dalla crisi economico-finanziaria globale. E lo fa calcando l’accento sul piglio decisionista e sulle caratteristiche d’intervento pubblico che segnano la svolta della politica economica francese: un fondo pubblico d’intervento per dare copertura alle imprese in difficoltà e quelle più esposte alle Opa da parte di investitori stranieri, che il premier francese in veste di europresidente aveva suggerito come strumento a tutti gli stati e che è stato invece da più parti criticato. L’abolizione di una tassa a carico delle imprese e destinata agli enti locali (una sorta di Irap) sino al 2010 e poi investimenti diretti dello stato per un ammontare di 175 miliardi, che avranno una collocazione precisa.

«L’investimento sarà la priorità di bilancio nei prossimi anni - ha dichiarato il premier Sarkozy facendo un preciso elenco: insegnamento superiore, ricerca, difesa, ma anche miglia di chilometri di canali, ferrovie, di trasporti pubblici e le energie rinnovabili, nell’ambito della Grenelle ambientale».

In un momento di crisi, il presidente Sarkozy non si dimentica quindi degli impegni presi sull’ambiente e li mette anzi come priorità nel bilancio. Così come era stato un segnale chiaro di attenzione alle tematiche della sostenibilità aver nominato ministro per lo sviluppo sostenibile il vicepremier Jean-Louis Borloo.

Ben altra cosa rispetto ai tagli proposti all’ambiente dalla Finanziaria di Tremonti, alla destrutturazione della scuola pubblica e dell’Università che sta operando per decreto il ministro Gelmini, alle figurette fatte in Europa dal ministro Prestigiacomo in merito alla discussione sul pacchetto clima-energia, cui il premier Silvio Berlusconi ha fornito l’input e la cornice finale, provocando le reazioni dello stesso Sarkozy: «Abbandonare il pacchetto dell’Unione Europea è irresponsabile e drammatico. La situazione ambientale del mondo non è migliorata in conseguenza della crisi finanziaria. Il pacchetto è fondato sulla convinzione che il mondo va incontro alla catastrofe se continua a produrre nelle stesse condizioni. Non vedo alcuna argomentazione che mi dica che il mondo va meglio dal punto di vista ambientale solo perché c’è la crisi economica».

Nonostante la crisi economica, dunque, il parlamento francese va avanti con le misure previste dalla Grenelle de l’environment della fine dello scorso anno, approvando in questi giorni la tassa sui sacchetti per di plastica non biodegradabili.

Certo il protagonismo decisionista che caratterizza la figura di Sarkozy e la sua capacità di sparigliare le carte, come l’apertura ai temi ambientali o il ricorso a figure come il socialista Jack Lang tra i suoi consiglieri, possono suscitare perplessità e lasciare sorpresi. Ma non vi è dubbio che per queste sue caratteristiche prima la Francia (e non potrebbe essere diversamente) ma poi anche l’Europa hanno riacquisito una centralità nella scena politica internazionale. A partire dall’azione diplomatica per la crisi georgiana all’attuale modalità di affrontare la crisi internazionale, alla assoluta e dichiarata intenzione di portare a casa a dicembre la decisione europea sul pacchetto clima energia. Tutte tessere di una politica in cui l’Europa ha svolto e potrà svolgere in futuro una azione di centralità e di protagonismo.

E ancora una volta, illustrando il piano francese per difendere le imprese, Nicolas Sarkozy ha sottolineato la necessità che l’Europa si doti di un «vero governo dell’economia», riportando a tema la necessità che la politica torni ad esercitare un necessario ruolo di orientamento (e non solo di regolazione).

Nel frattempo il suo collega d’oltralpe Silvio Berlusconi, tra una battuta e la successiva sua smentita, pontificava a Pechino sul ruolo salvifico della lex mercatoria .«Le Nazioni Unite- ha detto Berlusconi- sono ormai incapaci di fronteggiare le emergenze. E anche le altre istituzioni internazionali, come la Banca mondiale, hanno fallito. Oggi l’unico soggetto in grado di controllare lo sviluppo dell’economia mondiale è un G8 allargato, un Gplus».

A parte il fatto che in questa formula assomiglia più a un ricostituente vitaminico che ad un organismo in grado di operare la necessaria governance dell’economia globalizzata, è ormai evidente che la via del multilateralismo non è più evitabile, e lo dimostra anche il fatto che il prossimo vertice dei Grandi sarà a 20, con la partecipazione della gran parte dei Paesi emergenti. Quello che si tratta di definire è chi avrà il prossimo ruolo di leadership e se l’Europa può avere le carte per concorrere.

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