ASS PROGETTO GAIA - ELEZIONI 2008 (elenco messaggi)

Elezioni politiche 2008 - Not in My Name!

Votare o non votare?!

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11 Aprile 2008  Fabrizio Fulvio Fausto Fiale  Palestrina (RM)  Singolo 
OGGETTO:  INVIA UN TUO MESSAGGIO CON LO STESSO OGGETTO   ...voto inutile...?
MESSAGGIO Penso che non votare, quando ci siano alternative convincenti, sia sbagliato.


Per caso sono venuto a conoscenza del programma della lista "PER IL BENE COMUNE".
Contro le nanoparticelle emesse dagli inceneritori (ooops...Non si dice così, ma
"ter-mo-va-lo-ri-zza-to-ri"), l'uranio valsusino (leggi TAV) e spese militari che potrebbero essere reinvestite benissimo in miglioramento dei treni dei pendolari, tutela del patrimonio idrico, una SERIA politica di riciclaggio dei rifiuti e di sviluppo di energie rinnovabili.

Non avendo loro a disposizione i potentissimi mezzi economici delle liste più grandi, non mi pare giusto che vengano ignorati.
Rimando al loro programma:

http://www.perilbenecomune.net/Programma.html


Approfondimenti: alimentazione e ambiente
qui uno stralcio preso da un altro loro sito
(http://movement.meetup.com/60/messages/boards/thread/4466751)

(...)Che correlazione c'è tra la nostra alimentazione e le morti per malnutrizione nei paesi in via di sviluppo?
Che correlazione c'è tra la nostra alimentazione e desertificazione, effetto serra, buco dell'ozono, piogge acide, eutrofizzazione, siccità?

Spesso gli attivisti per i diritti degli animali si sentono dire: "Finché c'è tanta sofferenza umana sulla terra, è da irresponsabili perdere tanto tempo ed energia per gli animali. Prima vengono gli uomini!"

Ma chi afferma ciò non sa di cosa sta parlando: chi veramente si prende cura della gente, si prende cura anche degli animali, e chi veramente si occupa degli animali, si preoccupa anche per la gente. (...) 
 
08 Aprile 2008  Germana Pisa  Milano  Singolo 
OGGETTO:  INVIA UN TUO MESSAGGIO CON LO STESSO OGGETTO   email truffaldine su modalita' voto - attenzione
MESSAGGIO Ritengo importante far conoscere:
"Ci permettiamo di scrivere eccezionalmente a tutti gli iscritti alle nostre mailing list per segnalare che continuano a girare in Internet email palesemente truffaldine riguardo alla modalità di espressione del voto alle oramai prossime elezioni politiche del 13-14 aprile.
La questione riguarda coloro che, scontenti di come vanno le cose, hanno deciso di votare scheda bianca o nulla o di non andare proprio a votare. In queste email si invita tutte queste persone ad andare ai seggi e mettere in atto un comportamento che viene presentato come legittimo, quello di rifiutare la scheda e di far mettere a verbale il perchè del rifiuto, ma che legittimo non è. Viene poi detto che il voto bianco o nullo andrebbe a favore di chi prenderà più voti. Niente di più falso.
Anche la legge "porcellum" voluta dal governo di destra del 2005, prevede che per il calcolo delle percentuali, per l'assegnazione dei seggi e per il calcolo degli sbarramenti, vengano considerati solo ed esclusivamente i VOTI VALIDI, con l'esclusione quindi dei voti bianchi e nulli. Il voto bianco e nullo ha come unico effetto quello di far abbassare la quantità di VOTI VALIDI necessari per raggiungere i quorum di sbarramento.
Inoltre non è prevista da alcuna norma la possibilità di recarsi al seggio per rifiutare la scheda facendo mettere a verbale una propria dichiarazione sul perchè del rifiuto. I reclami di cui si parla nella legge elettorale possono riguardare solo ed esclusivamente il corretto svolgimento delle operazioni elettorali (timbratura delle schede, accertamento della identità degli elettori, spoglio dei voti ecc) e non certo la messa in discussione della legge elettorale stessa che deve essere fatta con ricorsi specifici all'ordinamento giudiziario.
Rifiutare la scheda e chiedere di mettere a verbale una propria dichiarazione si configura invece come TURBATIVA DEL CORRETTO SVOLGIMENTO delle operazioni di voto (art. 44 D.P.R. 30 marzo 1957, n. 361) dando la possibilità al presidente di far intervenire la forza pubblica per il ripristino del corretto svolgimento delle operazioni di voto.
A noi sembra del tutto evidente che ci sia il tentativo di creare turbamento delle elezioni inducendo gli elettori a mettere in atto comportamenti non corretti sul piano del rispetto delle regole, DANDO LA POSSIBILITA' DI MILITARIZZARE IL VOTO. E' anche del tutto evidente chi può trarre vantaggio dal turbamento delle elezioni.
Invitiamo quindi tutti i nostri lettori a non cadere nelle "bufale internettiane sul non voto" e a vigilare attentamente sullo svolgimento delle elezioni perchè la democrazia non c'è l'ha regalata nessuno. Ognuno voti secondo coscienza senza bisogno di dare adito a turbative che vanno ad esclusivo vantaggio di chi vuole stracciare la democrazia.
Per chi volesse leggere il testo integrale delle leggi elettorali vigenti può scaricarlo dal sito della Camera dei Deputati al seguente indirizzo:
http://www.camera.it/files/pdf/documenti/MANUALE_11marzo2008.pdf
La redazione
segnalazione da Webmaster@ildialogo.org
 
 
04 Aprile 2008  Lucilla Mattei  milano (MI)  Singolo 
OGGETTO:  INVIA UN TUO MESSAGGIO CON LO STESSO OGGETTO   alternativa legale al non votare o votare scheda nulla o bianca
MESSAGGIO io avevo già scritto in proposito con questo oggetto , ma chiossa' perché non é stato pubblicato

ECCHECCASO ? PERCHE' INVECE DIF ARE ARIA FRITTA CHE DICI TUTTO MA STRINGENDO NON DICI NUULLA DI NULLA , SOLO PAROLE IN LIBERTA' ... PEGGIO CHE IN JONESCO.... DICE UNA COSA CONCRETA E FATTIVA

MA NON VIENE PRESA IN CONSIDERAZIONE E NON DIVULGATA ANCHE DA CHI VORREBBE FARE QUALCOSA ( A PAROLE ) E DI FATTO IL CAOS CHE C'é GLI PIACE ECCOME...

 
 
03 Aprile 2008  comitato duesicilie abruzzo  pescara PE  Singolo 
OGGETTO:  INVIA UN TUO MESSAGGIO CON LO STESSO OGGETTO   votare o non votare?
MESSAGGIO un parere dall' Abruzzo

La campagna elettorale non e' certo entusiasmante: nel resto d' Abruzzo e delle Duesicilie in genere prevalgono o le polemiche locali, come la monnezza in Campania o le questioni di modesto campanile, a livello nazionale e di grandi mezzi di disinformazione, prevalgono la telenovella dell' Alitalia e la retorica dei partiti. Chiudiamo subito con la questione Alitalia che non ci riguarda, e' un problema per Milano, anzi solo per chi ha investito su Malpensa, per gli altri conta poco: l' Alitalia non e' una fabbrica, non produce nulla, non innova nulla, non ricerca su niente, non fa niente di particolare. Se e' giusto parlare di salvaguardia per quei posti di lavoro, come minimo si dovrebbe chiedere una qualche tutela anche per chi non ha tutele di alcun genere, per le piccole imprese, gli artigiani e i loro lavoratori dipendenti che sono a loro volta dipendenti di serie C (neanche B), la cui vita e' nelle mani criminali delle banche e peggio ancora dei committenti che pagano come, quanto e quando vogliono, sempre se pagano.
Per queste categorie non c'e' niente di nuovo in nessun programma, neanche a scopo puramente propagandistico. Anche la propaganda sui precari non li riguarda: i precari a cui si rivolgono i partiti sono solo quelli delle grandi strutture e basta, come se non fosse precario anche uno che fa l' idraulico e deve trovarsi clienti ogni mese altrimenti non tira a campare o quello che fa l'operaio nell' officinetta del meccanico o che lavora occasionalmente come manovale. Nessuno comunque affronta la questione fondamentale dell' economia nazionale e locale in particolare, ovvero della necessita' di fuoriuscire completamente dalla logica globalista del capitale e tornare al sano protezionismo, unica via per permettere di avere dipendenti a libro paga senza trovarsi al fallimento per colpa del solito importatore le cui merci sono prodotte da lavoratori pagati al mese quanto una giornata di un precario nostrano, da fabbriche che non pagano tasse, inquinano e distruggono il pianeta senza vincoli.
E cosi' veniamo all' ambiente che e' l' argomento principale di tutte le liste. Oggi ambiente e sicurezza sono i migliori luoghi comuni per dire belle cose e non fare niente o al limite per inventare qualche ulteriore posto di lavoro fasullo per i soliti controllori e per fare qualche norma blocca tutto.
L'esempio piu' lampante lo danno le centrali solari: l' ostacolo piu' grande alla loro realizzazione e' costituito dalla regione Abruzzo che lo fa in nome delle piu' diverse tutele, tutte rigorosamente ambientaliste. Nulla pesa il fatto che ogni Kwatt di solare significa litri di petrolio in meno, montagne di fumi ed esalazioni pericolose in meno, taniche di olii minerali in meno e cosi' via! No, quello che conta e rendere le cose difficili, spesso impossibili per far finta di essere ambientalisti.
In nome dell' ambiente, cosi', non si fa nulla, ovviamente nulla nemmeno per l' ambiente, tutto si riduce alla tutela, cioe' a bloccare le cose, non si fa un investimento dinamico sull' ambiente, non si fa un calcolo costi benefici globali ma si guarda solo e sempre il pezzettino davanti alla finestra.
Tuteliamo il balconcino e poi milioni di api muoiono di strane malattie, l' aria continua a peggiorare, nel mare non c'e' un pesce, il traffico e' devastante, i treni non funzionano, i mezzi pubblici peggio ancora. Pero' tutti tutelano l' ambiente e cio' con norme sempre piu' restrittive.
Insomma l' ambiente oggi e' la fiera del divieto non quella della proposta e delle opportunita'.
Alla fine di ogni programma elettorale ci sono le promesse di posti nella burocrazia e le opere pubbliche, spesso inutili e di immagine. Nessuno, dico Nessuno fa sua la proposta di cancellazione degli enti inutili fondamentale misura per liberare risorse finanziarie e quindi poter ridurre tasse, fare opere pubbliche, dare servizi di assistenza ecc...
Altro argomento poco presente sono i valori, la moralita' pubblica e privata, soprattutto quella privata, perche' lo sfacelo viene proprio da li', dalla distruzione di ogni pudore e di ogni senso della moralita', nel nome non della liberta' ma del libertinaggio, ovvero dello svacco. I partiti, al massimo fanno propaganda sulla questione delle moralita' pubblica ma anche su questo argomento, con l' eccezione di IDV e lista Pescaraincomune, prevale il silenzio o la propaganda in malafede dei giacobini mascherati da sanfedisti.
A questo punto rifacciamoci la domanda: votare o non votare o per chi votare? 
 
23 Marzo 2008  Aldo Bozzi  Milano  Singolo 
OGGETTO:  INVIA UN TUO MESSAGGIO CON LO STESSO OGGETTO   elezioni politiche - ricorso d'urgenza al Tribunale civile
MESSAGGIO Milano 23 marzo 2008
Poiché il Giudice Amministrativo (TAR e Cons. Stato) si è dichiarato incompetente ratione materiae, ho presentato ricorso d'urgenza al Tribunale civile.Il 27 marzo p.v. è fissata l'udienza. Spero che il Giudice trasmetta la questione alla Corte Costituzionale.
Trascrivo qui la bozza del ricorso d'urgenza, per chiunque voglia presentarlo al Tribunale civile del luogo dove è iscritto nelle liste elettorali. Il ricorso è esente dal versamento del contributo unificato e da qualsiasi altra spesa. Però è necessario farsi rappresentare da un avvocato. Segue la bozza del ricorso:
TRIBUNALE CIVILE DI ______________
RICORSO PER PROVVEDIMENTO D'URGENZA
EX ARTICOLO 700 C.P.C.
proposto da __________________________ (C.F. ________________), residente in ______________________________, rappresentato e difeso dall’Avvocato ____________________ del Foro di ______________, ed elettivamente domiciliato presso il medesimo Avvocato, con Studio in _______________ - _______________________________, giusta procura ed elezione di domicilio in calce al (OVVERO A MARGINE DEL) presente ricorso
RICORRENTE
CONTRO
la Presidenza del Consiglio dei Ministri, in persona del Presidente del Consiglio dei Ministri in carica; il Ministero dell’Interno, in persona del Ministro dell’Interno in carica, domiciliati per legge in ______________, presso l’Avvocatura Generale (OPPURE: DISTRETTUALE) dello Stato di ________________ in via ________________
CONVENUTI
* * *
Ill.mo Sig. Presidente,
il ricorrente, _________________________________________, residente in Milano _______________________, rappresentato e difeso come sopra
P R E M E S S O
- che è elettore iscritto nelle liste elettorali del Comune di __________________________ nel quale ha la residenza, con la tessera elettorale n. _____________________ (doc. 1);
- che l’articolo 1, comma secondo, della Costituzione dispone che “La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione;
- che l’esercizio del diritto di voto costituisce una delle forme di manifestazione della sovranità popolare previste dalla Costituzione;
- che gli articoli 48, 56 e 58 e della Costituzione si inseriscono nel principio generale posto dal detto art. 1, 2° comma, della Costituzione, secondo il quale ”la sovranità appartiene al popolo”, norma che non è affatto da considerare programmatica, ma tassativamente e immediatamente precettiva che trova la propria immediata e compiuta applicazione nei citati articoli della Costituzione medesima;
- che, infatti, quanto alle “forme” e i “limiti” per l’esercizio del diritto di voto, il detto secondo comma trova la compiuta disciplina direttamente all’articolo 48 della Costituzione medesima, escludendo qualsiasi intermediazione del legislatore ordinario;
- che l’articolo 48 della Costituzione al fine di garantire il libero esercizio del diritto di voto dispone al secondo comma: “Il voto è personale ed eguale, libero e segreto. Il suo esercizio è dovere civico.” e al quarto comma: “Il diritto di voto non può essere limitato se non per incapacità civile o per effetto di sentenza penale irrevocabile o nei casi di indegnità morale indicati dalla legge.”;
- che il primo comma dell’articolo 56 della Costituzione dispone “La Camera dei deputati è eletta a suffragio universale e diretto.”;
- che il primo comma dell’art. 58 della Costituzione dispone: “I senatori sono eletti a suffragio universale e diretto dagli elettori che hanno superato il venticinquesimo anno di età.”;
- che suffragio diretto significa che non vi debbono essere intermediazioni tra il corpo elettorale (il singolo elettore) e i suoi rappresentanti (gli eletti): gli elettori debbono poter scegliere direttamente i propri rappresentanti;
- il fatto che lo stesso art. 56 Cost., 4° comma, stabilisca che la ripartizione dei seggi della Camera si effettua in base alla popolazione di ogni singola circoscrizione elettorale (“...dividendo il numero degli abitanti della Repubblica....per seicentodiciotto e distribuendo i seggi ...sulla base dei quozienti interi ...) conferma il principio, costituzionalmente garantito, di rappresentanza diretta degli eletti nei confronti del corpo elettorale;
- il fatto che l’art. 48, 2° comma, della Costituzione stabilisca che il voto è “personale”, vuol dire che l'esercizio del diritto di voto non può essere delegato, né ceduto ad altri.
- che il principio democratico, enunciato nel primo comma del medesimo articolo 1, si esplica attraverso il dettato del secondo comma che attribuisce al popolo sia la titolarità della sovranità e sia il suo esercizio ;
- che, ciascun elettore partecipa pro quota alla titolarità e all’esercizio della sovranità popolare, cioè a un diritto costituzionalmente garantito e in alcun modo limitabile dal legislatore ordinario;
- che, conseguentemente, il qui ricorrente nella propria qualità di elettore partecipa pro quota alla titolarità e all’esercizio della sovranità popolare, cioè al suddetto diritto costituzionalmente garantito e in alcun modo limitabile dal legislatore ordinario;
- che, viceversa, il suddetto diritto del ricorrente, ancorché costituzionalmente garantito nella sua pienezza, risulta irragionevolmente limitato e compresso dai provvedimenti amministrativi adottati il 6 febbraio 2008 e pubblicati lo stesso giorno sul supplemento ordinario n. 31/L della Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana (si tratta, in parte qua, della deliberazione del Consiglio dei Ministri, adottata nella riunione n. 90 del 6 febbraio 2008, in parte qua, del Decreto del Presidente della Repubblica 6 febbraio 2008, n. 20, per quanto riguarda l’elezione della Camera dei Deputati, e, in parte qua, del Decreto del Presidente della Repubblica 6 febbraio 2008, per quanto riguarda l’elezione del Senato) con i quali Il Consiglio dei Ministri e il Ministro dell’Interno hanno dato l’avvio al complesso procedimento delle operazioni elettorali che si svolgeranno nei prossimi giorni del 13 e 14 aprile del 2008;
- che, in forza dell’articolo 5 della Legge 20 marzo 1865, n. 2248 sul contenzioso amministrativo “In questo, come in ogni altro caso, le autorità giudiziarie applicheranno gli atti amministrativi ed i regolamenti generali e locali in quanto siano conformi alle leggi.”;
- che, conseguentemente, il Giudice Ordinario è tenuto a disapplicare gli atti amministrativi ed i regolamenti generali che risultano non conformi alle leggi (cioè quando sono illegittimi);
- che, conseguentemente - nella misura in cui i suddetti provvedimenti risultano viziati da illegittimità derivata dalla incostituzionalità delle modificazioni al T.U. della legge elettorale introdotte dalla Legge n. 270/2005 (così denominata “porcellum”) - stante la loro illegittimità in parte qua i provvedimenti medesimi devono essere disapplicati dal Giudice Ordinario;
- che il ricorrente ha, quindi, diritto promuovere avanti al Giudice Ordinario l’azione di accertamento del proprio diritto costituzionalmente garantito, cioè di adire il Giudice Ordinario per sentire accertare e dichiarare che il proprio diritto di voto non è in alcun modo limitabile nel suo “esercizio” dal legislatore ordinario;
- che, tuttavia, il ricorrente ha fondato motivo di temere che durante il tempo occorrente per far valere in via ordinaria l’azione di accertamento a tutela del proprio diritto di voto, costituzionalmente garantito nel suo esercizio libero e diretto, questo sia minacciato da un pregiudizio imminente e irreparabile, in considerazione del fatto che le votazioni si svolgeranno nei giorni 13 e 14 aprile 2008, e che quindi egli non potrà esercitare il proprio diritto di voto in modo libero e diretto, ostandovi i suddetti provvedimenti ministeriali con i quali è stato dato l’avvio al complesso procedimento delle operazioni elettorali;
- che, conseguentemente, in questa sede cautelare, il ricorrente può chiedere con il presente ricorso al Giudice i provvedimenti di urgenza, che appaiono, secondo le circostanze, più idonei ad assicurare provvisoriamente gli effetti della decisione sul merito, al fine di evitare l’irreparabile pregiudizio che deriverebbe dalla impossibilità di esercitare il proprio diritto di voto, costituzionalmente garantito nel suo esercizio libero e diretto;
- che, conseguentemente, in questa sede cautelare il ricorrente chiede che codesto Ill.mo Tribunale di Milano, previa rimessione alla Corte Costituzionale delle questioni di costituzionalità della vigente Legge elettorale come modificata dalla Legge n. 270/2005, voglia disporre la temporanea sospensione in parte qua degli atti viziati dalla denunciata illegittimità, cioè dei i suddetti provvedimenti ministeriali con i quali è stato dato l’avvio al complesso procedimento delle operazioni elettorali;
- che, in particolare, le parti dei suddetti provvedimenti che il ricorrente chiede a codesto Ill.mo Tribunale di disapplicare, in quanto limitano gravemente il diritto di voto del ricorrente, vengono individuate come segue:
in parte qua , cioè limitatamente alle parti in cui - dando applicazione ed esecuzione alle ivi richiamate disposizioni di cui al testo unico delle leggi recanti norme per l'elezione della Camera dei deputati, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 30 marzo 1957, n. 361, e successive modificazioni; e al testo unico delle leggi recanti norme per l'elezione del Senato della Repubblica, di cui al decreto legislativo 20 dicembre 1993, n. 533, e successive modificazioni - sono viziati:
a) quanto all’elezione della Camera dei Deputati, per illegittimità derivata dalla illegittimità costituzionale (per violazione degli articoli 117, primo comma, 1, secondo comma, 2, 48, secondo e quarto comma, 58, primo comma, 67 della Costituzione, e dell’art. 3 del Protocollo 1, della C.E.D.U.) degli articoli 1, primo comma, 4, comma secondo, 59, 83, commi 2, 3, 4 e 5, del D.P.R. n.361 del 1957 nel testo vigente, nella parte in cui prevedono che il voto può essere espresso dagli elettori soltanto a favore delle “liste di candidati concorrenti” e non consentono il voto diretto ai singoli candidati concorrenti e inoltre prevedono l’attribuzione di un premio di maggioranza fino al raggiungimento di 340 seggi della Camera dei Deputati;
b) quanto all’elezione del Senato della repubblica, per illegittimità derivata dalla illegittimità costituzionale (per violazione degli articoli 117, primo comma, 1, secondo comma, 2, 48, secondo e terzo comma, 56, primo comma, 67 della Costituzione, e dell’art. 3 del Protocollo 1, della C.E.D.U.) degli articoli 1, comma 2, 14, 16, 17, 19, 27, del decreto legislativo 20 dicembre 1993, n. 533 nel testo vigente, nella parte in cui prevedono che il voto può essere espresso dagli elettori soltanto a favore delle liste “tracciando, con la matita, sulla scheda un solo segno, comunque apposto, sul rettangolo contenente il contrassegno della lista prescelta” e non consentono il voto diretto uninominale ai singoli candidati e inoltre prevedono l’attribuzione di un premio di maggioranza fino al raggiungimento del 55 per cento dei seggi del Senato assegnati alla regione, con arrotondamento all'unità superiore.
c) quanto al potere del Presidente della Repubblica di nominare il Presidente del Consiglio, per illegittimità derivata dalla illegittimità costituzionale (per violazione degli articoli 1, secondo comma, 92, secondo comma, e 117, primo comma, della Costituzione) degli articoli 1, primo comma, 4, comma secondo, 14/bis, comma 3, 59, 83, commi 2, 3, 4 e 5, del D.P.R. n.361 del 1957 nel testo vigente, nonché degli articoli 8, e 14 del decreto legislativo 20 dicembre 1993, n. 533 nel testo vigente, nella parte in cui dispongono che il voto dell’elettore vale anche come indicazione dell’unico capo della coalizione nella persona che figura già inserita nella scheda elettorale.
- che i fatti che hanno portato all’approvazione della legge 21 dicembre 2005, n. 270, di riforma della legge elettorale, ai guasti da essa prodotti, alla caduta del Governo, allo scioglimento delle Camere e all’indizione delle nuove elezioni politiche, sono noti a tutti. Non occorre, quindi, qui riportarli: con la modifica delle regole del gioco è cambiata la legge elettorale; chi l’ha scritta per conto del precedente governo l’ha definita una porcata; chi l’ha varata ha mirato a intorbidare oltre ogni limite il rapporto tra il voto dei cittadini e la formazione delle maggioranze di governo. Dei suoi nefasti effetti ha fatto le spese il Paese, il popolo titolare ormai di una sovranità limitata;
- che in base ai censurati provvedimenti ministeriali, attuativi e conformi alla nuova legge elettorale, la stesura delle liste dei candidati è il momento decisivo della prefigurazione del futuro Parlamento, perché la decisione tra chi eleggere e chi non eleggere non è più nelle mani degli elettori, dal momento che la legge affida sempre più al solo leader, senza impacci o intralci di alcun genere, il compito di dimostrarsi padrone dei destini degli altri: decidere il destino degli altri. Nella notte del leader è stato già deciso chi è eletto e chi non lo è; il destino dei candidati è già stabilito in base alla collocazione del posto nella lista: i già eletti da un lato, i già scartati dall’altro. Ai successivi votanti con le regole attuali resta una scelta elementare: prendere o lasciare. Non c’è più nemmeno il voto di preferenza, residuo dell’antica sovranità. La lista dei già eletti è diventata cosa esclusiva degli apparati, in aperta violazione della Costituzione che affida alla diretta sintonia col popolo degli elettori l’elezione dei rappresentanti in Parlamento. Viceversa, il popolo degli elettori che si presenta all’appuntamento delle votazioni è diventato un popolo a sovranità limitata;
- che la gravità della situazione nella quale è stato portato il Paese a causa di detti eventi è stata sottolineata dal Presidente della Repubblica quando si è visto costretto a prendere la decisione di sciogliere le Camere. Egli, infatti, così si è espresso al termine delle consultazioni dopo la caduta del Governo:
“La crisi della maggioranza di governo è intervenuta dopo che in Parlamento si erano aperti spiragli di dialogo tra le forze politiche per una modifica della legge elettorale vigente e di alcune, importanti norme della Costituzione. La preoccupazione che senza tali modifiche non si possa realizzare la necessaria stabilità politica ed efficienza istituzionale, si è negli ultimi tempi - e ancora in questi giorni - chiaramente espressa, nel modo più imparziale, in seno all'opinione pubblica e a significative rappresentanze del mondo economico e della società civile. Una modifica della legge elettorale è stata, d'altronde, sollecitata attraverso una richiesta di referendum dichiarata ammissibile dalla Corte Costituzionale.
”Ho perciò prospettato, a tutti i partiti e ai gruppi politici da me consultati, l'esigenza di una soluzione della crisi di governo che in tempi brevi dia almeno avvio agli indispensabili processi di riforma e a credibili impegni di più costruttivo e fruttuoso dialogo tra gli opposti schieramenti: dialogo da me costantemente auspicato e obbiettivamente necessario qualunque sia il risultato di nuove elezioni.
”Questa soluzione è stata considerata impraticabile da quelle forze politiche che hanno indicato nello scioglimento delle Camere e nella convocazione delle elezioni sulla base della legge vigente il solo sbocco della attuale crisi politica. Nel ribadire attenzione e rispetto per tutte le posizioni illustratemi, ricordo tuttavia che sciogliere anticipatamente le Camere ha sempre rappresentato la decisione più impegnativa e grave affidata dalla Costituzione al Presidente della Repubblica. E questa volta la decisione dovrebbe essere assunta a meno di due anni dalle ultime elezioni. Considero perciò mio dovere riservarmi un'adeguata ponderazione e valutazione conclusiva; il che non può essere da nessuna parte inteso come scelta rituale o dilatoria.
”Ho pertanto chiesto al Presidente del Senato - facendo appello al suo senso di responsabilità istituzionale - di verificare le possibilità di consenso su un preciso progetto di riforma della legge elettorale e di sostegno a un governo funzionale all'approvazione di quel progetto e all'assunzione delle decisioni più urgenti in alcuni campi.”
Quando, poi, la verifica affidata al Presidente del Senato è fallita, Egli ha così accompagnato la decisione di scioglimento delle Camere:
“La decisione di sciogliere le Camere - sentiti i loro Presidenti - è divenuta obbligata, visto l'esito negativo degli sforzi che ho doverosamente compiuto nella convinzione che elezioni così fortemente anticipate costituiscano un'anomalia rispetto al normale succedersi delle legislature parlamentari, non senza conseguenze sulla governabilità del paese.
”La decisione cui sono giunto - avendola ponderata al di fuori di qualsiasi condizionamento - è in effetti scaturita dal succedersi di avvenimenti ben noti a tutti. Dapprima, il venir meno della fiducia al governo con il voto del 24 gennaio scorso in Senato, e poi l'accertata impossibilità di dar vita a una maggioranza che concordasse in particolare sull'approvazione in tempi brevi di una riforma della legge elettorale. L'incarico che avevo conferito in tal senso al Presidente Marini non è stato purtroppo coronato da successo, come egli stesso mi ha puntualmente riferito a conclusione di molteplici incontri condotti con un impegno e uno scrupolo, riconosciutigli da ogni parte, per i quali desidero pubblicamente ringraziarlo.
”Già nel febbraio dello scorso anno - rinviando in Parlamento il governo dimissionario - avevo ricavato dalle consultazioni da me svolte la "necessità prioritaria di una modificazione del sistema elettorale vigente". Ma nelle discussioni che su tale materia sono da allora seguite - anche e soprattutto in sede parlamentare - hanno a lungo negativamente pesato incertezze e divisioni tra le forze politiche. Si era tuttavia giunti nelle ultime settimane sulla soglia di una possibile conclusione : di qui il mio auspicio ed appello, dopo le dimissioni del governo Prodi, perché si definisse quella riforma come primo passo verso una più complessiva revisione delle regole della competizione politica e del funzionamento delle istituzioni. E di qui, oggi, il mio rammarico per dover chiamare nuovamente gli elettori alle urne, senza che quella riforma sia stata approvata.
”Ho sempre e solo avuto di mira l'interesse comune ad una maggiore linearità, stabilità ed efficienza del sistema politico-istituzionale. Il dialogo su questi temi - ora interrottosi - resta un'esigenza ineludibile per il futuro del paese. Mi auguro perciò che la prossima campagna elettorale si svolga in un clima rispondente a quell'esigenza, da molti ribadita anche in questi giorni. E' il momento, per tutte le forze politiche, di dar prova del senso di responsabilità richiesto dalle complesse prove cui l'Italia è chiamata a far fronte.””
- che non v’è dubbio alcuno, quindi, che le vigenti “regole della competizione politica e del funzionamento delle istituzioni” sono gravemente lesive dei diritti dei cittadini e che avrebbero dovuto essere modificate per ricondurle nell’ambito della legalità costituzionale;
- che in presenza di questa gravissima lesione del proprio diritto di voto, il ricorrente ha avuto notizia che tre elettori si sono rivolti al Giudice Amministrativo, il quale, tuttavia, sia in primo grado e sia in secondo grado si è dichiarato incompetente (si vedano i docc. 2 e 3);
- che, d’altro canto, la Giunta delle Elezioni della Camera dei Deputati, in palese contrasto con quanto ritenuto dai Giudici Amministrativi, ha sempre ritenuto (si veda il doc. 4: verbale della seduta del 13 dicembre 2006 della Giunta Plenaria delle Elezioni della Camera dei Deputati) che “...la competenza della Camera a pronunciare giudizio definitivo, ai sensi dell’art. 87 del T.U. n.361 del 1957, sui ricorsi e reclami presentati, ivi compresi quelli relativi al procedimento elettorale preparatorio, deve ritenersi sussistente solo in quanto sia finalizzata alla verifica dei titoli di ammissione degli eletti; nel senso che la Camera può e deve conoscere tutto il procedimento elettorale, ivi compresa la fase precedente l’apertura dei seggi, ma esclusivamente ai fini del giudizio sulla corretta composizione dell’organo...”;
- che i provvedimenti ministeriali che hanno dato l’avvio al procedimento delle operazioni elettorali sono viziati anche per violazione dell’art. 3 del Protocollo n. 1 della Convenzione Europea dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali;
- che l’assunto secondo cui vi sarebbe difetto assoluto di giurisdizione con conseguente mancanza di qualsiasi tutela giurisdizionale di un diritto fondamentale costituzionalmente garantito è affermazione arbitraria e palese diniego di giustizia, in violazione degli articoli 111, primo e secondo comma, 113, 117, primo comma, 137, della Costituzione, nonché violazione degli articoli 13 e 6 della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali e dell’art. 3 del protocollo 1 della Convenzione stessa;
- che il detto quadro di asserita assenza nel nostro ordinamento giuridico di qualsiasi tutela interna “effettiva” di un diritto fondamentale costituzionalmente garantito è ASSOLUTAMENTE IMPRESENTABILE perché costituirebbe gravissima violazione degli articoli 111, primo e secondo comma, 113, 117, primo comma, 137, della Costituzione, nonché violazione dell’art. 13 della CEDU e dell’art. 6 poiché viola la normativa pattizia e, quindi, il primo comma dell’art. 117 della Costituzione, che impongono agli Stati membri di assicurare l’effettività della tutela dei diritti fondamentali riconosciuti e garantiti dalla Costituzione e dalla CEDU. Quand’anche si volesse, per un solo attimo e contro la consolidata giurisprudenza, ritenere che i ricorrenti potrebbero agire dopo che le elezioni sono avvenute, ugualmente l’articolo 13 della CEDU e, quindi, il primo comma dell’art. 117 della Costituzione risulterebbero platealmente violati perché si avrebbe la prova provata della mancanza di “effettività” (alias tempestività) di una simile tutela posticipata ad elezioni avvenute, quando, cioè, l’interesse al ricorso risulterebbe mantenuto e conservato al solo e più limitato fine del NECESSARIO RINNOVO DELLE ELEZIONI CHE FOSSERO NEL FRATTEMPO, MALAUGURATAMENTE, GIÀ AVVENUTE IN BASE ALLA LEGGE POI DICHIARATA INCOSTITUZIONALE DALLA CORTE COSTITUZIONALE (è di tutta evidenza, infatti, che il rinnovo delle elezioni s’imporrebbe necessariamente a seguito della pronuncia d’incostituzionalità che intervenisse dopo lo svolgimento delle votazioni);
- che, del resto, è di tutta evidenza che il ricorrente, in qualità di elettore, fa valere in primo luogo il proprio diritto ad esprimere il voto secondo regole conformi alla Costituzione, e soltanto subordinatamente il proprio diritto a votare nuovamente qualora, nelle more della pronuncia d’incostituzionalità, fosse costretto a votare in applicazione di leggi incostituzionali per poi ottenere la declaratoria di incostituzionalità ad elezioni avvenute, con conseguente ineludibile rinnovo delle elezioni. L’errore di prospettiva della ricostruzione normativa del Giudice Amministrativo non potrebbe essere più evidente.
- che le norme invocate infatti esigono che in ogni ordinamento giuridico vi sia una “autorità” cui sia possibile rivolgere un ricorso “EFFETTIVO” e, per interpretazione costante, il requisito della “EFFETTIVITÀ” è soddisfatto solo quando l’autorità competente a riceverlo (non necessariamente “giurisdizionale”, ma del tutto “imparziale”) abbia il potere di disporre la cessazione materiale del comportamento lesivo (se naturalmente ritiene che la violazione vi sia stata) ovvero l’annullamento dell’atto che lo autorizza, nonché disporre le eventuali riparazioni (anche in forma specifica, con l’annullamento dell’atto) conseguenti. Inoltre il carattere della “effettività” implica una immediata proponibilità e una certa quale “snellezza” procedurale;
- che in particolare, gli articoli 1, primo comma, 4, comma secondo, 59, 83, commi 2, 3, 4 e 5, del D.P.R. n.361 del 1957 (per quanto riguarda la Camera dei Deputati), nonché gli articoli 1, comma 2, 14, 16, 17, 19, 27, del decreto legislativo 20 dicembre 1993, n. 533 (per quanto riguarda il Senato della Repubblica) risultano costituzionalmente illegittimi per violazione degli articoli 117, primo comma, 1, secondo comma, 2, 48, secondo e terzo comma, 56, primo comma, 58, primo comma, 67 della Costituzione, e dell’art. 3 del Protocollo 1, della C.E.D.U. nella parte in cui prevedono che il voto può essere espresso dagli elettori soltanto a favore delle “liste di candidati concorrenti” e non consentono il voto diretto ai singoli candidati. Questa limitazione dell’esercizio di uno dei più importanti diritti costituzionalmente garantiti non trova alcuna ragionevole giustificazione, e viceversa determina un ingiustificato incremento dello strapotere dei partiti;
- che, a questo proposito, preme evidenziare che la qui censurata normativa trova il proprio specifico precedente nella Legge che nel 1928 perfezionò, in senso decisamente rafforzativo del potere costituito, la già antidemocratica Legge del 18 novembre 1923, n. 2444 che aveva portato Mussolini a vincere le elezioni del 1924. Infatti, con la Legge 17 maggio 1928 n.1019, venne istituita la lista elettorale unica nazionale. Agli elettori venne tolto il diritto di scegliere i candidati da eleggere alla Camera dei deputati. In particolare, il terzo comma dell’art. 5 di questa Legge disponeva che “Il gran consiglio forma la lista dei deputati designati, scegliendoli liberamente nell’elenco dei candidati, ed anche fuori, quando ciò sia necessario per comprendere nella lista ...(omissis)”; in base al medesimo art. 5 la votazione avveniva “.... mediante schede portanti il segno del Fascio littorio e la formula: “approvate voi la lista dei deputati designati dal gran consiglio nazionale del fascismo?”. A norma del quinto comma dell’art. 9 “Sono dichiarati eletti tutti i candidati della lista, che ha ottenuto il maggior numero di voti.”
- che le norme censurate costituiscono l’evidente riedizione di norme che avevano fortemente compresso i diritti politici dei cittadini e la loro capacità di essere titolari e espressione della sovranità popolare che, pro quota, a ciascuno appartiene e che oggi è garantita dalle invocate norme costituzionali, che quindi risultano violate.
- che a ciò va aggiunto che l’invocato diritto di ciascun cittadino ad esprimere liberamente e compiutamente il proprio voto, nonché il divieto di limitare questo diritto, trovano tutela anche nell’articolo 3 del Protocollo n. 1 della Convenzione Europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali. Nel fissare la portata e l’interpretazione dei questo articolo, la Corte di Strasburgo ha avuto l’occasione, anche recentemente (sentenza Yumak, del 30 gennaio 2007, paragrafo 65 e ss.), di ribadire i principi che devono presiedere alla normativa degli Stati democratici che disciplina l’esercizio del voto popolare, statuendo “che le limitazioni non riducano i diritti di cui si tratta al punto di disattenderli nella loro sostanza stessa e di privarli della loro effettività, che perseguano uno scopo legittimo e che i mezzi utilizzati non si rivelino sproporzionati (Mathieu-Mohin e Clerfayt citata, paragrafo 52). In particolare, nessuna delle condizioni previste all’occorrenza deve ostacolare la libera espressione del popolo sulla scelta del corpo legislativo – altrimenti detto, esse devono riflettere, o non contrastare, lo scopo di mantenere l’integrità e l’effettività di una procedura elettorale mirante a determinare la volontà del popolo a mezzo del suffragio universale (Hilbe c. Liechtenstein (dec.) n. 31981/96, CEDU 1999-VI, e Melhitchenko c. Ucraina, n. 17702/02, paragrafo 56, CEDU 2004-X).” In altri termini, ogni deroga al principio del libero esercizio del voto popolare deve conciliarsi con i principi sottesi dall’articolo 3 del Protocollo n. 1. (Sull’incidenza nel nostro Ordinamento delle sentenze della Corte di Strasburgo: si vedano le sentenze della Corte Costituzionale nn. 348 e 349 del 2007);
- che le disposizioni di legge, in attuazione delle quali sono stati adottati i provvedimenti ministeriali lesivi del diritto di voto del ricorrente, prevedono l’attribuzione di un premio di maggioranza fino al raggiungimento di 340 seggi della Camera dei Deputati, nonché l’attribuzione di un premio di maggioranza fino al raggiungimento del 55 per cento dei seggi del Senato assegnati alla regione, con arrotondamento all'unità superiore.
- che si tratta di normativa che è destinata ad alterare profondamente i risultati del voto uscito dalle urne, e ancora una volta occorre evidenziare che il precedente specifico di questa normativa, introdotta con la Legge n. 270/2005, si rinviene nella lontanissima Legge 18 novembre 1923, n. 2444, con la quale venne totalmente modificato il Testo Unico 2 settembre 1919, n. 1495 (T.U. della legge elettorale politica). Gli articoli dal 40 in poi vennero completamente sostituiti “Il numero dei deputati per tutto il regno è di 535. Tutto il regno forma un collegio unico nazionale, ......”, e con l’inserimento dell’art. 84/bis venne disposto, al secondo comma di questo articolo, che “(omissis) .... l'ufficio centrale nazionale:
“1° procede alla somma. di tutti. i voti ottenuti dalle singole liste in tutto il regno;
“2° verificata quale sia la lista che abbia raggiunto il venticinque per cento dei voti validi ed abbia. ottenuto il maggior numero di voti in tutto il collegio nazionale, attribuisce ad essa i due terzi del numero totale dei deputati, cioè 366, e proclama eletti, in ogni circoscrizione, tutti i candidati contenuti nella lista medesima secondo l'ordine dato dai voti di preferenza ottenuti (omissis)...”.
- che ,in altri termini, appare evidente che le attuali disposizioni ministeriali adottate in applicazione della qui censurata Legge n. 270/2005, si ispirano alle ricordate antiche norme viziate da evidente incompatibilità con l’attuale ordinamento democratico. Va inoltre sottolineato che la stessa Corte Costituzionale, nella nota sentenza n. 15 del 2008, pur consapevole di non potere dare in quella sede un giudizio anticipato di incostituzionalità delle norme che qui vengono censurate, tuttavia, dopo avere considerato che “l'assenza di una soglia minima per l'assegnazione del premio di maggioranza – che renderebbe, secondo talune prospettazioni, inammissibile il quesito, in quanto potenzialmente foriero di una eccessiva sovra-rappresentazione della lista di maggioranza relativa – è carenza riscontrabile già nella normativa vigente che, giova ricordare, non impone le coalizioni, ma le rende solo possibili. L'abrogazione richiesta dal quesito referendario avrebbe, per esplicita ammissione dei sostenitori dell'inammissibilità, solo l'effetto di rendere più probabile l'attribuzione dei 340 seggi ad una lista con un numero di voti relativamente esiguo. Anche una coalizione di piccoli partiti potrebbe, ad esempio, superare con minimo scarto liste singole corrispondenti a partiti più consistenti non coalizzati ed accedere in tal modo, con una bassa percentuale di voti, al premio di maggioranza. Altre ipotesi potrebbero farsi, ma è sufficiente, ai fini della valutazione del quesito in sé e per sé, rilevare che la sua ammissibilità non può dipendere da possibili esiti futuri, molteplici e imprevedibili, tali da aggravare, o non, carenze già esistenti nella legge vigente. Questa Corte può spingersi soltanto sino a valutare un dato di assoluta oggettività, quale la permanenza di una legislazione elettorale applicabile, a garanzia della stessa sovranità popolare, che esige il rinnovo periodico degli organi rappresentativi. Ogni ulteriore considerazione deve seguire le vie normali di accesso al giudizio di costituzionalità delle leggi. L'impossibilità di dare, in questa sede, un giudizio anticipato di legittimità costituzionale non esime tuttavia questa Corte dal dovere di segnalare al Parlamento l'esigenza di considerare con attenzione gli aspetti problematici di una legislazione che non subordina l'attribuzione del premio di maggioranza al raggiungimento di una soglia minima di voti e/o di seggi”, ha poi la Corte stessa ritenuto di non potersi esimere “dal dovere di segnalare al Parlamento l'esigenza di considerare con attenzione gli aspetti problematici di una legislazione che non subordina l'attribuzione del premio di maggioranza al raggiungimento di una soglia minima di voti e/o di seggi”.
In termini analoghi la Corte si è poi espressa, mutatis mutandis, nella sentenza n. 16 del 2008, riguardante la normativa sul Senato della Repubblica. La normativa denunciata è quindi viziata di illegittimità costituzionale perché consente che le maggioranze non siano genuina espressione del voto espresso dal corpo elettorale, ma che si formino in base all’attribuzione di un premio secondo un criterio arbitrario, irrazionale e casuale (assenza di una soglia minima di suffragi).
Questo sistema viola il principio di cui all’articolo 48 della Costituzione dell’eguaglianza anche sostanziale del voto, in base al quale non può darsi valore o peso diverso ad un voto a seconda del risultato elettorale, e può premiare formazioni politiche sebbene siano meno rappresentative con grave distorsione della volontà degli elettori, della rappresentanza politica e dell’assetto e del funzionamento delle Camere.
- che l’articolo 92 della Costituzione dispone, al suo secondo comma, che “Il Presidente della Repubblica nomina il Presidente del Consiglio dei ministri e, su proposta di questo, i ministri”. Per contro l’articolo 14/bis del DPR n. 361/1957, come modificato dalla Legge n. 270/2005, dispone al terzo comma che “I partiti o i gruppi politici organizzati tra loro collegati in coalizione che si candidano a governare depositano un unico programma elettorale nel quale dichiarano il nome e cognome della persona da loro indicata come unico capo della coalizione. Restano ferme le prerogative spettanti al Presidente della Repubblica previste dall'articolo 92, secondo comma, della Costituzione.”
- che appare evidente, quindi, che al di là di un ossequio meramente formale al dettato costituzionale, il legislatore ordinario ha fortemente inciso sul potere costituzionale, assolutamente discrezionale e inderogabile, del Presidente della Repubblica di nominare con assoluta libertà di scelta il Presidente del Consiglio dei Ministri, che può scegliere non solo tra gli eletti nelle Camere, ma anche al di fuori di essi. Ed è sorprendente, altresì, la disinvoltura con la quale il legislatore ordinario si è permesso addirittura di valutare e stabilire se e in quale misura le disposizioni del secondo comma dell’art. 92 della Costituzione “Restano ferme”. In realtà, a nessuno sfugge che le suddette peculiari prerogative del Presidente della Repubblica sono state relegate a mere funzioni notarili di una scelta che il legislatore ordinario ha trasferito ai responsabili dei partiti in competizione tra loro “che si candidano a governare”;
- che la Corte Costituzionale con le sentenze n.348 e 349 del 2007 ha imposto ai Giudici di proporre (anche d’ufficio) il giudizio di costituzionalità incidentale, per violazione del primo comma dell’art. 117 della Costituzione, tutte le volte in cui la violazione di uno dei diritti fondamentali riconosciuti dalla Costituzione e dalla CEDU dedotta in giudizio appare rilevante ai fini della decisione del merito e non manifestamente infondata. Come si vede nel nostro ordinamento giuridico oggi finalmente esiste, per merito della stessa Corte Costituzionale, il “diritto al ricorso effettivo” previsto sia dal novellato articolo 111 della Costituzione (in tempi ragionevoli) e sia dall’art. 13 della CEDU. Si è trattato di un balzo di civiltà giuridica notevole, che va adeguatamente utilizzato. Il ricorrente ha, per l’appunto, seguito ed utilizzato questo “diritto al ricorso effettivo” indicato dalla Corte Costituzionale, e chiede, di conseguenza, che codesto Tribunale ai fini della pronuncia sulla domanda cautelare qui proposta investa la Corte Costituzionale per l’esame delle questioni d’incostituzionalità della Legge Calderoli (riedizione della Legge Acerbo n. 2444/1923 e della Legge n.1019/1928) dal ricorrente innanzi dedotte. In altri termini, il ricorrente ha puntualmente seguito la strada istituzionale indicata espressamente dalla Corte Costituzionale nelle recenti sentenze n. 15 e n. 16 del 2008, dove, sollevando i medesimi dubbi di incostituzionalità della vigente legge Calderoli, la Consulta ha detto che su dette questioni essa deve essere adita (quasi chiedendo esplicitamente che ciò fosse sollecitamente fatto) attraverso “le vie normali di accesso al giudizio di costituzionalità delle leggi.”
Questo consentirebbe alla Consulta di pronunciarsi con sollecitudine e in tempo utile. Infatti, l’art. 9 della Legge costituzionale n.1 del 1953 autorizza il Presidente della Corte ad abbreviare a metà i termini per la fissazione dell’udienza (20 20 verrebbero ridotti a metà). Inoltre, il qui ricorrente dichiara di rinunciare anche al termine minimo per le difese (e ugualmente credo dovrebbe fare “doverosamente” la difesa del Governo per non ostacolare il giudizio di costituzionalità) e, quindi, la Corte non avrebbe ostacoli per fissare la discussione in una qualunque delle udienze già previste in calendario prima delle elezioni.
Se la Corte accogliesse in tempo utile (e anche soltanto in parte) una delle questioni dedotte, potrebbe consentire al Governo di applicare il secondo comma dell’articolo 77 della Costituzione e alle Camere riconvocate di correggere la legge elettorale per consentire a tutti gli elettori di esercitare il diritto di voto liberamente e pienamente.
Poiché la Corte ha dichiarato inammissibile il conflitto di attribuzione proposto dal Comitato per il referendum (la motivazione della sentenza è ora nota sul sito della Corte), ne consegue che il giudizio incidentale di costituzionalità che il ricorrente qui richiede sia portato in via pregiudiziale avanti alla Consulta rimane l'unica strada per consentire al Giudice delle Leggi di correggere in parte qua le incostituzionalità della vigente legge elettorale.
In tal modo, sarebbe forse possibile che finalmente non soltanto al ricorrente ma a tutti gli elettori venga restituito integro il libero e pieno diritto di voto costituzionalmente garantito ma attualmente negato e compresso dalle norme approvate con la Legge n. 270/2005.
tutto ciò premesso, il ricorrente
C H I E D E
che codesto Ill.mo Tribunale adito in questa sede cautelare, nel contraddittorio delle parti, previa rimessione alla Corte Costituzionale delle suindicate questioni di costituzionalità della vigente Legge elettorale come modificata dalla Legge n. 270/2005, voglia disporre sino alla pronuncia della Corte Costituzionale la temporanea sospensione in parte qua degli atti viziati dalla denunciata illegittimità, cioè dei i suddetti provvedimenti ministeriali con i quali è stato dato l’avvio al complesso procedimento delle operazioni elettorali; ovvero voglia riservare l’adozione dei richiesti provvedimenti cautelari successivamente all’esito del giudizio di Costituzionalità previamente promosso a norma dell’art. 23 della Legge n. 87/1953.
Chiede, altresì, considerata l’estrema urgenza, di essere autorizzato, ai sensi dell’articolo 151 c.p.c., alla notifica a mezzo telefax del presente ricorso e del pedissequo provvedimento di comparizione delle parti.
Con ossequio.
Si dichiara che, ai sensi del combinato disposto dell’art. 10 (esenzioni) del D.P.R. 30 maggio 2002 n. 115 e dell’art. 1 dell’allegato B (atti, documenti e registri esenti dall’imposta di bollo in modo assoluto) del D.P.R. 26 ottobre 1972 n. 642, il presente giudizio promosso a tutela dell’esercizio dei diritti elettorali non è soggetto al contributo unificato
Lì_______________, _______ marzo 2008
(Avv. _________________ )


DEPOSITATO IN CANCELLERIA
OGGI .....
IL CANCELLIERE
 
 
19 Marzo 2008  Christian Pozzati  Reggio Emilia  Singolo 
OGGETTO:  INVIA UN TUO MESSAGGIO CON LO STESSO OGGETTO   Scheda Nulla o Bianca... dubbio?!
MESSAGGIO Vorrei conferma reale di quanto riportato in questo scambio di opinioni.
Mi confermate che le schede NULLE vengono conteggiate alla maggioranza?

le schede NULLE non possono essere conteggiate.. sono NULLE.

Aspetto info in merito
Grazie Christian 
 
18 Marzo 2008  Lucilla Mattei  milano (MI)  Singolo 
OGGETTO:  INVIA UN TUO MESSAGGIO CON LO STESSO OGGETTO   alternativa legale al non votare o votare scheda nulla o bianca
MESSAGGIO Vi informo se già non lo sapete che IL COMPUTO DELLE schedE bianche o nulle con l'attuale sistema elettorale (REGOLAMENTI PER IL CALCOLO DEL PREMIO DI MAGGIORANZA) entrano nel calcolo del premio di maggioranza, favorendo chi ha preso più voti.
NON ANDARE A VOTARE ugualmente favorisce chi non vorremo e se non c'é nessuno che ci rappresenti non possimo esprimerlo andando a vatere con il sistem di cui sopra MA , c'é un MA
possiamo esercitare il nostro diritto al voto e nel contempo esprimere il nostro parere contrario allo scenario attuale in questo modo
Si presentano i documenti di riconoscimento e la tessera elettorale ( ovvio)
si ritirano le schede CHE DEVONO ESSERE VIDIMATE A QUESTO PUNTO SI ESERCITA IL DIRITTO DI RIFIUTARE LA SCHEDA DICHIARANDO 'Rifiuto la scheda per protesta, e chiedo che sia verbalizzato'
OCCORRE PRETENDERE CHE VENGA VERBALIZZATO IL RIFIUTO DELLA SCHEDA E DI METTERE A VERBALE UN COMMENTO CHE GIUSTIFICHI IL RIFIUTO (ad esempio 'Nessuno dei politici inseriti nelle liste mi rappresenta' o 'la legge elettorale non mi consente di scegliere chi mi rappresenta')
Nel caso in cui gli scrutatori vi facessero problemi di inattuabilità della procedura basta appellarsi al seguente testo di legge:
Testo Unico delle Leggi Elettorali, D.P.R. 30 marzo 1957, n. 361 - Art. 104 - Par. 5
5) Il segretario dell'Ufficio elettorale che rifiuta di inserire nel processo verbale o di allegarvi proteste o reclami di elettori è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni e con la multa sino a lire 4.000.000.
In tal modo NON VOTERETE pur andado a votare , ED EVITERETE CHE IL VOTO NULLO O BIANCO SIA CONTEGGIATO COME QUOTA PREMIO PER IL PARTITO CON PIU' VOTI.

fate girare il più possibile é l'unica "arma" legale e che palesa come la pensiamo, che abbiamo.




 
 
18 Marzo 2008  Valentino Receputi  Firenze  Singolo 
OGGETTO:  INVIA UN TUO MESSAGGIO CON LO STESSO OGGETTO   Una semplice opinione da persona ignorante ma con un cervello
MESSAGGIO Lascio la mia opinione per spirito di partecipazione e mi complimento con voi per aver tentato di promuovere questo confronto.
Dopo essere stato a "Genova" e aver visto i miei amici passare improvvisamente dal sorriso sotto il sole del lungomare al pianto e la tosse dei lacrimogeni, alle manganellate gratuite, sono crollate tutte le mie speranze.
Non credo più nelle manifestazioni popolari solo nelle azioni locali. Gli anni trascorsi nel frattempo hanno scavato il fondo. Per la prima volta andrò ad annullare anche le briciole dei miei diritti nella speranza che questo gesto si sommi ad altri; al punto che qualcuno possa usarlo per riavviare una tendeza di ripresa delle nostre speranze in un mondo almeno un po' diverso.
A chi mi dice che invece dovrei votare almeno l'arcobaleno rispondo che l'arcobaleno non ne ha bisogno, finchè sole e pioggia riusciranno ancora a fare l'amore. 
 
17 Marzo 2008  Flavia Argentino  giaveno to  Singolo 
OGGETTO:  INVIA UN TUO MESSAGGIO CON LO STESSO OGGETTO   credo sia molto pericoloso
MESSAGGIO Condivido praticamente tutte le ragioni del non voto: schifo, delusione, non complicità, non rapresentanza....tutto, ma nonostante le voci anche autorevoli che invocano l'astensionismo, per me è una mossa pericolosissima. Non si tratta di un referendum, non c'è numero legale da far saltare le elezioni. L'astensionismo è un'utopia che funzionerebbe se nessuno andasse a votare, ma questo è impossibile. Non andando a votare si dà sicuramente una lezione alla cosiddetta sinistra, ...alla quale non fregherà un bel niente. E noi ci troveremo un governo di fascisti, (sai che novità, purtroppo...) e un aopposizione risicatissima, per cui i primi faranno ancor meglio la pioggia e il bel tempo, su chi ha votato e chi si è astenuto. Non vi tratterà meglio perchè non l'avete ostacolato, non rinuncerà alle poltrone perchè non si sente di rappresentarvi. Non andare a votare farà felici i chi, piduista e fascista, cavalcherà l'onda, se tanto non vi interessa più voltare, aboliamo anche le votazioni.
Non vi sembra che la democrazia abbia subito già troppi attacchi?
Non rendersi complici di una guerra vergognosa è stata un'azione etica doverosa, io e un mio amico giravamo per Torino con la fascia a lutto sul braccio, con scritto non nel mio nome, ma votare non è di per sè una cosa ingliusta e vergognosa, sarebbe una cosa seria e importante, la stanno facendo diventare inutile e vuota, ed è per questo che vi renderete comunque compòlici loro, facendo il loro gioco.
Flavia Argentino 
 
17 Marzo 2008  Christian Pozzati  Novellara  Singolo 
OGGETTO:  INVIA UN TUO MESSAGGIO CON LO STESSO OGGETTO   MENO PEGGIO... basta!!!!
MESSAGGIO Sentire parlare di meno peggio e come vedere il bicchiere mezzo Vuoto a mio avviso.
Cerco di Puntare ad un Governo che mi faccia stare MEGLIO e non meno PEGGIO.

Sono anni che voto il meno peggio e cosa ha contato??

NON FARO' Astensionismo... voterò NULLA
Speriamo che gli astensionisti decidano per questa strada anche loro 
 
17 Marzo 2008  Christian Pozzati  Novellara  Singolo 
OGGETTO:  INVIA UN TUO MESSAGGIO CON LO STESSO OGGETTO   Ho DECISO!!!
MESSAGGIO Sentire parlare di meno peggio e come vedere il bichiere mezzo Vuoto a mio avviso.
Cerco di Puntare ad un Governo che mi faccia stare MEGLIO e non meno PEGGIO 
 
17 Marzo 2008  Maria Giulia Battelli  Bologna  Singolo 
OGGETTO:  INVIA UN TUO MESSAGGIO CON LO STESSO OGGETTO   l'Aventino non paga
MESSAGGIO Rinunciare a quel tanto di democrazia che resta sarebbe utile proprio ad avviarsi verso ulteriori diminuzioni del livello di democrazia. Credo che sia meglio fare una scelta, votando chi negli ultimi tempi ha fatto qualcosa di apprezzabile. Per me questo è il senso di un voto positivo. 
 
17 Marzo 2008  Sara Luce  Roma  Singolo 
OGGETTO:  INVIA UN TUO MESSAGGIO CON LO STESSO OGGETTO   Una voce contro l'astensione
MESSAGGIO Diversi anni fa, quelli più grandi di voi se lo ricorderanno, ad una votazione politica le schede annullate per protesta rappresentavano la quarta forza in Italia. Un esercito di persone aveva per protesta scelto di annullare la scheda. Io stessa avevo annullato la scheda.
Morale della favola tanti bla bla bla, dobbiamo riflettere di qui e di la, la disaffezione alla politica, il messaggio di protesta di tutte quelle schede annullate e via a bla bla bla.
Dopo di chi furono asegnate i seggi in base alle preferenze espresse da chi aveva votato la sua scheda.
Da quel momento ho scelto di votare sempre, giusto ogni movimento per rendere migliori le nostre leggi e la nostra organizzazione ma l'impegno deve essere svolto in altre sedi e non in quell'urna dove ogni protesta non ha effetto.
Credo che nessuno di noi si senta rappresentato da queste istituzioni, l'unica mia consolazione nel pagare le tasse è quando accompagno qualcuno in ospedale e vedo le persone che ricevono cure anche grazie ai soldi delle mie tasse. Ma tutto finisce qui.
Ho scelto di votare e lo farò anche questa volta e voto per chi è più fedele ai valori universali del mio cuore. Questa è la mia scelta, votare in base ai valori.
Un dolce abbraccio a tutti
Sara Luce
www.leparoledegliangeli.it

 
 
17 Marzo 2008  giovanna caviglione  genova, ge  Singolo 
OGGETTO:  INVIA UN TUO MESSAGGIO CON LO STESSO OGGETTO   principio, astensione, coalizione???
MESSAGGIO cristina manzaroli è incerta. Ho già espresso qui le mie intenzioni giorni addietro. ora vorrei solo dire a cristina che, per quel che so, la Rosa nel Pugno è neoliberista in politica economica e favorevole alla guerra. Posizioni in netto contrasto con quelle della Sinistra l'Arcobaleno (prevengo eventuali puntualizzazioni dicendo che conosco bene i limiti che ha avuto la politica di quest'ultima nel governo Prodi). ciao 
 
17 Marzo 2008  Daniela   Bologna  Singolo 
OGGETTO:  INVIA UN TUO MESSAGGIO CON LO STESSO OGGETTO   no voto
MESSAGGIO ASTENZIONE!!! ASTENZIONE!!! ASTENZIONE!!!!!

Cosa vuol dire voto il meno peggio? voto un partito che è metà destra e metà sinistra.... Ragazzi ma cosa sono tutte questi compromessi??? Si parla dell'Italia, della nostra Italia!!!!!!!! la vogliamo dare in mano al meno peggio???? o a uno che non è nè carne e nè pesce???? .... Preferisco non votare e i giorni delle elezioni me ne vado al mare!  
 
17 Marzo 2008  Carlo Olivieri  Roma  Singolo 
OGGETTO:  INVIA UN TUO MESSAGGIO CON LO STESSO OGGETTO   FUORI DAL TEATRO
MESSAGGIO FUORI DAL TEATRO

Forse mai, come in questa campagna elettorale, si è fatto tanto spesso e tanto insistentemente appello al “nuovo”. Tutti dicono che c’è bisogno di qualcosa di nuovo nella politica italiana e, ovviamente, ognuno dichiara di rappresentare quel qualcosa di nuovo, di cui si sentirebbe tanto la necessità.
Eppure, se si vanno a guardare i programmi dei partiti o si ascoltano i leader politici che si alternano nei salotti radiotelevisivi, non s’intravede nulla di nuovo. Sarà per questo che si fa un gran parlare di questo “nuovo”? Spesso capita proprio così: quando non si è capaci o non si vuole realizzare ciò che è ritenuto necessario, se ne comincia a parlare in modo eccessivo, nella speranza che, a furia di parlarne, la gente cominci a credere che ciò che andrebbe fatto, pur non esistendo, è stato veramente realizzato.
Ciò che nel frattempo dobbiamo sentirci dire, in qualità elettori, è spesso talmente vecchio da rasentare, nel 2008, il ridicolo.
Dobbiamo ancora sopportare, per esempio, chi rivendica le proprie affinità con il fascismo, in nome di un nazionalismo anti-immigrazione degno dei peggiori regimi totalitari. Non meno ridicolo, tuttavia, è il razzismo di marca leghista, i cui leader si differenziano dai criminali del ventennio fascista solo per il colore delle camicie.
Dall’altra parte le novità sono altrettanto scarse. Non si riesce a capire, per esempio, come mai la sinistra “rosso-verde” continui ad allearsi, a livello locale-amministrativo, con il partito democratico, con cui, come essa stessa dichiara, non avrebbe nulla in comune. Come se ogni tornata elettorale fosse la prima, nonostante abbia avuto, specialmente negli ultimi anni, sorprese veramente sgradevoli: dai sindaci-sceriffo alle malefatte della regione Campania, dalle incongruenze romane di stampo prima rutelliano e poi veltroniano ai voltafaccia tipici di imprenditori prestati alla politica come Illy. Senza contare i voltafaccia di cui la stessa sinistra rosso-verde è stata protagonista: primo fra tutti il voto a favore del rifinanziamento delle missioni militari italiane, come quella in Afghanistan.
Chiaramente il centro della scena è occupato dai cosiddetti big: anche aguzzando la vista, proprio non si riesce ad intravedere la benché minima ombra dell’esistenza di qualcosa di nuovo. Già è difficile notare qualche differenza tra i programmi di Veltroni e Berlusconi, figuriamoci se è possibile scorgere una novità. Non a caso, infatti, non fanno altro che passare il proprio tempo a decantare la grande novità che ognuno di essi dovrebbe rappresentare.
Tutto nuovo, insomma. Giusto?

A proposito di nuovo: chi è disponibile a cambiare il corso di questa storia ripetitiva? In qualche caso c’è qualcuno disponibile, non a cambiarlo, ma a correggerlo. Nei casi migliori ci sarebbero anche coloro che potrebbero avere la giusta sensibilità per contribuire a questo cambio, ma, nel decidere di farlo all’interno delle formazioni che sono in primo piano nell’attuale palcoscenico politico, si sono condannati al ruolo di comparse.
Continuando a sfruttare la metafora teatrale, non saranno le comparse a dire stop a questa commedia infinita. Solo il pubblico, in termini politici il popolo, ha il potere di porre fine a questa nauseante rappresentazione: deve solo decidere di alzarsi e andarsene. Di punto in bianco tutti gli attori, dal primo protagonista all’ultima comparsa, non avranno più senso di esistere, così ridicoli, con ancora i costumi addosso.
Bisognerebbe uscire da questo teatro, non prestare più attenzione a questo spettacolo che di politico non ha più niente. Il biglietto che dobbiamo pagare ha un costo troppo alto, sia in termini di morti sui campi di battaglia e sui luoghi di lavoro, che in termini di vite rese troppo difficili dalla precarietà e da salari e pensioni da fame.
Alziamoci e andiamo via. Fuori da quest’assurdo teatrino ci sono la politica e la storia che ci attendono. Vogliono essere cambiate.

Roma, 16 marzo 2008

Carlo Olivieri
medico umanista
http://posizioni-umaniste.blogspot.com/


 
 
16 Marzo 2008  Fabio Rosana  Cuneo Fossano  Singolo 
OGGETTO:  INVIA UN TUO MESSAGGIO CON LO STESSO OGGETTO   voto
MESSAGGIO Non voto.
FAbio 
 
16 Marzo 2008  Martina Capannini  Firenze (FI)  Singolo 
OGGETTO:  INVIA UN TUO MESSAGGIO CON LO STESSO OGGETTO   Votare il meno peggio
MESSAGGIO Anch'io, nella desolazione delle prossime elezioni, sono per votare il meno peggio...è triste come pensiero ma non mi sembra ci siano alternative!
Il mio voto lo darei con il cuore alla Sinistra Arcobaleno ma, facendo due conti(anzi, non ce n'è bisogno), con la testa voterò PD.
Meglio una destra o una quasi sinistra?
Gli ultimi 5 anni di fascismo soft made in Berlusconi non li accetto un'altra volta, soprattutto perchè quella volta non avevo la possibilità di votare, adesso ce l'ho e non rimarrò a guardare.
Darò il mio piccolo contributo anche se servirà a poco! 
 
16 Marzo 2008  Andrea Malaguti  Ferrara  Singolo 
OGGETTO:  INVIA UN TUO MESSAGGIO CON LO STESSO OGGETTO   Lei vota PDL
MESSAGGIO Con molti favori agli animali si difende, come è logico, la coalizione dei cani. 
 
16 Marzo 2008  MATTINA MARIA TERESA  FIRENZE  Singolo 
OGGETTO:  INVIA UN TUO MESSAGGIO CON LO STESSO OGGETTO   io voto pdl
MESSAGGIO IO VOTO PDL,
SONO LA PRESIDENTESSA DI UN CIRCOLO DELLE LIBERTA'L'ARCA DI NOE'.
STIAMO FACENDO MOLTO PER GLI ANIMALI E HO FATTO
MOLTI ASSOCIATI

 
 
 
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